

L'Abruzzo è la regione verde d'Italia: tre parchi nazionali, una catena appenninica che sale oltre i 2.900 metri, borghi arroccati, abbazie, castelli e un'antica tradizione pastorale. A Natale offre un'atmosfera autentica e raccolta, fatta di zampognari, presepi viventi, camini accesi e tavole imbandite. I mercatini abruzzesi sono pochi ma di carattere, e quello di Alba Fucens è un appuntamento unico, perché si svolge in un sito archeologico romano ai piedi del Monte Velino.
Questa pagina racconta il mercatino di Alba Fucens, le tradizioni natalizie dell'Abruzzo, la sua cucina di montagna e come raggiungere il sito. La scheda in alto riporta le date aggiornate.
Il mercatino si tiene in un weekend di inizio dicembre, di norma intorno all'Immacolata; la data cambia ogni anno ed è indicata nella scheda.
L'Abruzzo è una regione stretta tra il mare Adriatico e la dorsale appenninica, e in pochi chilometri passa dalle spiagge di Pescara a vette che superano i 2.900 metri. Il Corno Grande, nel Gran Sasso, tocca i 2.912 metri ed è la cima più alta degli Appennini; la Majella arriva a 2.793; il Velino, che domina Alba Fucens, sfiora i 2.500. Qui il Natale non è un'idea importata: per secoli è stato il momento in cui i pastori tornavano o partivano con le greggi, e il paese si ritrovava intorno al fuoco.
Fino alla metà del Novecento i pastori abruzzesi scendevano in autunno lungo i tratturi, le grandi vie erbose che collegavano l'Appennino al Tavoliere pugliese, e risalivano in primavera. Questa vita in cammino ha lasciato tracce ovunque: la zampogna, i formaggi di pecora, gli arrosticini nati come cibo semplice dei pastori, le novene suonate davanti ai presepi. Non è un caso che la figura del pastore sia così centrale nei presepi abruzzesi, dove spesso compare con il mantello di lana e il cane da guardiania, il mastino abruzzese.
Il territorio protetto è una caratteristica identitaria: il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, con Pescasseroli come centro principale e l'orso marsicano come simbolo; il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga; il Parco Nazionale della Majella; e il Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, che abbraccia l'area intorno ad Alba Fucens. In inverno i sentieri diventano percorsi per ciaspole e sci di fondo, mentre le piste di Roccaraso, Ovindoli e Campo Felice richiamano chi vuole unire il mercatino a una giornata sulla neve.
La conca dove sorge Alba Fucens si chiama Marsica e ruota attorno alla piana del Fucino, che fino all'Ottocento era un grande lago, tra i più estesi d'Italia. Già l'imperatore Claudio aveva fatto scavare un emissario per prosciugarlo; l'impresa fu portata a termine solo nel 1878 dal principe Alessandro Torlonia. Oggi la piana, perfettamente piatta e geometrica, è un grande campo coltivato a ortaggi, carote e patate, e in dicembre si presenta come un tappeto bianco o bruno sotto le montagne innevate: una vista che sorprende chi arriva dall'autostrada.
La Marsica porta ancora il segno del terremoto del 13 gennaio 1915, che distrusse Avezzano e molti paesi vicini, e L'Aquila quello del 2009. Per questo molti centri hanno un volto in parte ricostruito, con palazzi restaurati accanto a vestigia medievali. Ed è anche per questo che i mercatini, i presepi e le feste d'inverno hanno qui un valore speciale: sono un modo concreto per rimettere la comunità al centro, con le strade illuminate e le piazze piene.
La città fu fondata dai Romani nel 303 a.C. come avamposto sul territorio degli Equi e dei Marsi, in una posizione strategica sulla via Valeria. Dopo la battaglia di Pidna, nel 168 a.C., vi fu internato Perseo, ultimo re di Macedonia, e più tardi il sito ospitò altri prigionieri illustri. Nel Medioevo l'abitato si spostò sulla collina di Albe, dove sorge il castello, mentre la città antica rimase sepolta tra i campi fino agli scavi archeologici del Novecento. Camminare oggi sul basolato è un modo di toccare duemila anni di storia, resa ancora più suggestiva dalla neve.
Alba Fucens, nel comune di Massa d'Albe, in provincia dell'Aquila, è uno dei siti archeologici più importanti dell'Italia centrale: una colonia romana fondata nel 303 avanti Cristo, a oltre 900 metri di altezza, con le mura poligonali, il foro, la basilica, l'anfiteatro e le terme. Nei giorni del Mercatino di Natale di Alba Fucens, il sito si anima di casette, prodotti artigianali e specialità abruzzesi, in una cornice che unisce antichità, montagna e Natale.

Chi ha tempo può abbinare la visita a Tagliacozzo, borgo medievale a pochi chilometri, o a Celano, con il castello Piccolomini; per gli appassionati di natura, il Parco Regionale Sirente-Velino offre passeggiate e sentieri innevati.
Alba Fucens si trova a pochi chilometri dalla A25, in una posizione ideale per costruire una gita con due o tre soste. Le città e i borghi qui sotto sono raggiungibili in auto in tempi ragionevoli e hanno ciascuno un volto natalizio diverso, tra pietre medievali, botteghe di dolci e panorami di montagna.
Il borgo medievale più vicino, a circa un quarto d'ora di guida, ha una bella piazza dell'Obelisco circondata da portici e palazzi, con il Palazzo Ducale Orsini-Colonna sul fondo. Qui nel 1268 si combatté la battaglia tra Carlo d'Angiò e Corradino di Svevia, ricordata anche da Dante nell'Inferno. Nelle giornate fredde le vie in salita profumano di legna e brace, e le botteghe vendono dolci e salumi locali.
Il castello Piccolomini, massiccio e quadrato, domina il paese e ospita un museo di arte sacra e di cultura abruzzese. Poco fuori si aprono le Gole di Celano, un canyon calcareo lungo alcuni chilometri; in pieno inverno il sentiero può essere ghiacciato o chiuso, quindi conviene informarsi prima di partire.
Città di Ovidio, nella conca Peligna, è la capitale dei confetti: le vetrine delle confetterie si riempiono di composizioni a forma di fiore e di sacchetti per i regali. La piazza Garibaldi, l'acquedotto medievale e la Fontana del Vecchio sono un buon motivo per una passeggiata prima di cena. Dista circa un'ora da Alba Fucens in auto.
Il capoluogo ha ripreso a vivere dopo il sisma del 2009 e nel 2026 è Capitale italiana della Cultura. Meritano una visita la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, con la facciata a disegni bianchi e rosa, la Fontana delle 99 cannelle e il castello cinquecentesco, sede del Museo Nazionale d'Abruzzo. Le vie del centro, tra cantieri e palazzi restaurati, d'inverno si animano con le luminarie.
Sull'altopiano del Gran Sasso il borgo di Santo Stefano di Sessanio è celebre per le lenticchie piccole e scure e per il Medioevo conservato nelle sue case in pietra; poco oltre, la rocca di Calascio, a oltre 1.400 metri, è una delle fortezze più fotografate d'Italia. Più su si apre Campo Imperatore, l'immensa piana soprannominata il "piccolo Tibet" d'Italia, che in inverno diventa un deserto bianco.
A Pescocostanzo, borgo rinascimentale con la Basilica di Santa Maria del Colle, si lavora ancora il merletto a tombolo. Rivisondoli è un paese di montagna con un presepe vivente molto sentito, che si tiene la sera del 5 gennaio. Scanno, sul lago a forma di cuore, è famosa per i gioielli in oro filigranato e per l'abito tradizionale delle donne; d'inverno è un presepe di pietra tra faggete spoglie.
Chi allunga il viaggio verso est trova Chieti, con il Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo che custodisce il Guerriero di Capestrano, e Lanciano, con il suo miracolo eucaristico. Pescara, sulla costa, è la città più grande della regione e ha negozi, un lungomare tranquillo in inverno e l'aeroporto internazionale d'Abruzzo.
Dal Teramano e dall'Ascolano si passa facilmente nelle Marche, con Ascoli Piceno e le olive all'ascolana, un fritto che arriva spesso sulle tavole di Natale anche in Abruzzo.
Il Natale in Abruzzo è una festa di famiglia, di fede e di tavola. Nei borghi di montagna si conservano usanze legate alla civiltà pastorale e contadina, spesso rimaste invariate per generazioni.
Gli zampognari sono tra le figure più tipiche del Natale abruzzese: pastori che con zampogna e ciaramella suonano le novene davanti ai presepi, nelle case e nelle piazze. In molti paesi si allestiscono anche presepi viventi, con figuranti in costume, botteghe e mestieri antichi.
La Vigilia abruzzese è di magro e spesso ricca di piatti: baccalà, anguilla, verdure e, in alcune famiglie, la tradizionale cena delle sette portate. Il giorno di Natale la tavola si apre con le scrippelle 'mbusse in brodo, continua con arrosti e brodo di cappone e si chiude con i dolci della tradizione.
Il Montepulciano d'Abruzzo è il rosso della regione, accompagnato dal Trebbiano d'Abruzzo bianco e dal Cerasuolo. Ai mercatini non mancano il vin brulé e la cioccolata calda; per concludere, un bicchierino di ratafià, il liquore alle amarene, o di genziana.
Nelle comunità d'Abruzzo il Natale non comincia il 24 dicembre e non finisce il 26: è un ciclo lungo che va dall'Immacolata a metà gennaio, con la festa di Sant'Antonio Abate. Molte usanze nascono dalla vita dei pastori e dei contadini, e alcune sopravvivono ancora nei paesi più piccoli, dove chiesa, piazza e famiglia sono ancora un unico spazio.
L'8 dicembre, festa dell'Immacolata, segna l'avvio informale delle festività: si accendono le luminarie, si allestisce il presepe e si apre il calendario degli eventi. Nei giorni che precedono il 25 dicembre iniziano le novene, nove giorni di preghiera e musica: gli zampognari scendono dai paesi dell'Appennino e suonano pastorali tradizionali davanti alle edicole votive e nelle piazze. Molti canti natalizi sono in dialetto, tramandati a voce nelle famiglie e nelle confraternite.
La zampogna abruzzese è una cornamusa a sacco con più canne, accompagnata dalla ciaramella, un piccolo strumento a ancia doppia. Il suono è ruvido e dolce insieme, e porta con sé un'idea di campagna e di freddo. Ascoltarla in una piazza di pietra, mentre fuori dai bar esce il fumo del caffè, è una delle esperienze più semplici e autentiche del Natale in questa regione.
La regione ha una lunga tradizione di presepi viventi: nelle sere tra Natale e l'Epifania interi borghi si trasformano in una Betlemme di pietra, con botteghe di fabbri, tessitori, fornai e pastori che offrono assaggi di formaggio, pane e vino. Tra i più noti c'è quello di Rivisondoli, che si tiene la sera del 5 gennaio fin dal 1951, ma ne esistono decine, spesso organizzati dai volontari di una pro loco. Accanto a questi, molte chiese e confraternite allestiscono presepi artistici di grandi dimensioni, con paesaggi che richiamano i borghi abruzzesi.
Dopo la cena di Vigilia, nei paesi si va alla Messa di mezzanotte, momento in cui il buio e il freddo rendono più forte la luce delle candele e il canto dei pastori. In molte località, alla fine della funzione, i fedeli si fermano sul sagrato per gli auguri, spesso accompagnati da vin brulé e dolci portati da casa.
Il 6 gennaio la Befana chiude il periodo festivo con musica e distribuzione di dolci ai bambini. Il 16 e 17 gennaio, per Sant'Antonio Abate, protettore degli animali, arrivano i grandi fuochi: a Fara Filiorum Petri, la sera del 16, si accendono le farchie, enormi fasci di canne alti diversi metri, trasportati a spalla e bruciati nella notte. È una delle feste del fuoco più spettacolari d'Italia, e prolunga lo spirito del Natale fino a metà inverno.
La cucina abruzzese è forte, onesta e legata alla montagna. A Natale mantiene queste caratteristiche, ma le arricchisce con piatti che richiedono tempo e che si preparano in famiglia nei giorni precedenti, spesso con le mani di più generazioni.
Tra i primi spiccano le scrippelle 'mbusse, sottili crespelle arrotolate e servite nel brodo con una spolverata di pecorino, e la pasta alla chitarra, tagliata con lo strumento dai fili d'acciaio e condita con ragù di agnello o di maiale. Nel Teramano è tradizione il timballo, una specie di lasagna fatta con crespelle sottilissime e ripieno di polpettine, mozzarella e ragù: un piatto lungo da preparare, che porta con sé l'idea di festa.
L'agnello è il protagonista dei secondi di montagna: arrosto, al forno con patate o come arrosticini sulla brace. In alcune famiglie si serve il cappone lessato dopo che ha dato il brodo. Accanto troviamo le verdure di stagione, le lenticchie e i ceci, che nelle campagne sono legati all'idea di buon augurio.
Ai mercatini, e nelle botteghe del borgo, si trovano lo zafferano di Navelli, coltivato sull'altopiano a pochi chilometri da L'Aquila, le lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, i formaggi di pecora stagionati, la ventricina e le salsicce di maiale. Il miele di montagna e le confetture di mele e visciole sono altre idee semplici e genuine, facili da portare in valigia.
Il Montepulciano d'Abruzzo è il vino che accompagna arrosti e agnello; il Cerasuolo, rosato, regge bene antipasti e primi, e il Trebbiano d'Abruzzo sta bene con il pesce di Vigilia. Per concludere, tra i liquori spicca la genziana, ricavata dalle radici di una pianta di montagna, il ratafià alle amarene e il centerba, un distillato alle erbe molto forte, legato a Tocco da Casauria e alla Majella. Sono bevande da piccoli sorsi, adatte a chiudere un pranzo lungo.
Si arriva in auto: dalla A25 Roma-Pescara si esce ad Avezzano e in una ventina di minuti si raggiunge Massa d'Albe. Con i mezzi pubblici il tratto finale è scomodo (la stazione più vicina è Avezzano): nei giorni dell'evento ci sono spesso navette dai parcheggi.
Il sito è a oltre 900 metri: a dicembre è freddo, con gelo e talvolta neve. Servono scarpe da sentiero, strati caldi e, se nevica, catene a bordo.
Al mattino il sito e la chiesa romanica di San Pietro, a pranzo arrosticini o pasta alla chitarra, nel pomeriggio Tagliacozzo o il parco Sirente-Velino.
Il Lazio è subito a ovest: Rieti e Greccio, la culla del presepe, si abbinano bene in un lungo weekend.
Quando si svolge? A inizio dicembre, per pochi giorni.
Cos'è la scrippella? Una crespella sottile che si serve in brodo il giorno di Natale.
Ci sono viaggi in pullman? Non per l'Abruzzo; guarda Campania per un tour organizzato.
Alba Fucens è in alta quota, nel cuore dell'Appennino centrale, e il clima di dicembre è decisamente più rigido di quello delle città costiere. Qualche precauzione cambia il tono della giornata e permette di godersi il mercatino senza pensare al freddo.
Il mercatino si concentra in un weekend di inizio dicembre: controlla le date nella scheda in alto. Fuori dall'evento, il periodo natalizio d'Abruzzo continua fino all'Epifania, con presepi viventi, concerti in chiesa e i fuochi di metà gennaio. Per la neve, il momento più sicuro è tra Natale e gennaio, mentre a inizio dicembre l'altopiano può essere asciutto e gelido oppure già imbiancato.
Il sito è in una zona di campagna con parcheggi limitati; durante il mercatino le aree vicine si riempiono presto. Conviene arrivare in mattinata, seguire le indicazioni degli addetti e, se sono previste, usare le navette dai parcheggi più distanti. Le strade che salgono ai paesi di montagna sono strette e possono gelare nelle ore d'ombra.
Il sito archeologico si presta bene a una visita con i più piccoli: l'anfiteatro e il foro sono spazi aperti dove correre, e le colonne diventano un gioco di nascondino. Passeggini e carrozzine fanno fatica sul basolato, meglio uno zaino portabebè. Per riscaldarsi, cioccolata calda e arrosticini sono il premio perfetto, mentre un cambio di calzini asciutti nello zaino evita molti capricci.
Parte del sito è in pianura, ma le superfici irregolari rendono difficile il percorso con sedia a rotelle. Se hai esigenze particolari, contatta in anticipo gli organizzatori; per salire alla chiesa di San Pietro di Albe, in collina, il percorso è in salita e richiede un po' di gamba.
Se vuoi unire il mercatino a un secondo giorno, scegli un agriturismo o un bed and breakfast tra Avezzano, Tagliacozzo, Celano e i paesi del Parco Sirente-Velino. A dicembre i posti si esauriscono presto, quindi conviene prenotare con anticipo.
Con un po' di organizzazione, il mercatino diventa il punto di partenza per esplorare l'Abruzzo interno, dove le distanze sono brevi e la neve rende tutto più scenografico.
Da Roma si prende la A24 in direzione L'Aquila e Teramo, poi la A25 verso Pescara fino all'uscita di Avezzano o Celano; il viaggio dura in genere un'ora e mezza. Da Pescara, la A25 risale la valle del Pescara e porta ad Avezzano in circa un'ora e un quarto. In treno, la linea Roma-Avezzano-Sulmona-Pescara ha fermate a Avezzano e Tagliacozzo; poi serve un taxi o un'auto a noleggio per salire ad Alba Fucens. Gli aeroporti principali sono Pescara e, dal Lazio, Roma Fiumicino e Ciampino.
Il primo giorno è dedicato ad Alba Fucens e a Celano, con una notte in un agriturismo o ad Avezzano. Il secondo giorno si sale verso L'Aquila, con la Basilica di Collemaggio, e si prosegue verso Santo Stefano di Sessanio e Campo Imperatore per un tramonto sulla neve, se la strada è aperta. Il ritorno avviene sulla A24 senza deviazioni.
Il giorno uno è ancora ad Alba Fucens e Tagliacozzo; il secondo si scende verso Sulmona per i confetti e il centro storico; il terzo è dedicato a Scanno e al suo lago, con una sosta alle gole del Sagittario lungo la strada. Chi viaggia dal Lazio può unire questo itinerario a Greccio e a Rieti, oppure proseguire verso il mare con una giornata a Pescara.
Una variante tutta all'aperto: ciaspolata nel Parco Sirente-Velino al mattino, pranzo in rifugio, poi una passeggiata su un tratturo. In alternativa, Pescasseroli e il Parco Nazionale d'Abruzzo offrono un Natale di montagna più selvaggio, tra faggete e villaggi di pietra.
Di norma a inizio dicembre, in un weekend vicino all'Immacolata. Le date esatte cambiano ogni anno e sono nella scheda in cima alla pagina.
L'accesso all'area archeologica è libero e gratuito; eventuali costi riguardano al massimo visite guidate o iniziative dell'evento, da verificare nel programma ufficiale prima di partire.
Fino ad Avezzano sì, sulla linea Roma-Sulmona-Pescara; l'ultimo tratto verso Massa d'Albe richiede un'auto o un taxi, perché i collegamenti locali sono rari.
Per vedere il foro, la basilica, l'anfiteatro e la chiesa di San Pietro bastano tre o quattro ore, a cui si aggiunge il tempo per le bancarelle e il pranzo.
Sono crespelle sottili, arrotolate e servite in brodo con pecorino grattugiato: un piatto tipico dell'Abruzzo, soprattutto per il giorno di Natale.
Sono due modi di scrivere lo stesso dolce, con ripieno di ceci, cacao e mosto cotto. Cambiano nome e ricetta a seconda della zona e della famiglia che li prepara.
Il Montepulciano d'Abruzzo per i piatti di carne, il Cerasuolo per l'aperitivo e il Trebbiano d'Abruzzo per il pesce; chi cerca un regalo fuori dall'ordinario può scegliere una bottiglia di genziana o di ratafià.
Nella regione se ne tengono diversi tra Natale e l'Epifania, ma date e luoghi cambiano ogni anno: i comuni e le pro loco li annunciano con il calendario degli eventi.
Ovindoli e Campo Felice sono le stazioni più vicine al Fucino, mentre Roccaraso e Pescocostanzo sono più a sud. Gli impianti aprono in base alla neve.
In genere sì, purché al guinzaglio: sul basolato e tra la folla serve però attenzione, e nei locali al chiuso l'accesso dipende dal gestore.
Controlla le condizioni delle strade, parti con le catene a bordo e lascia margine di tempo. Il sito innevato è bellissimo, ma le salite possono richiedere prudenza, soprattutto dopo il tramonto.
Confetti di Sulmona, zafferano di Navelli, lenticchie di Santo Stefano di Sessanio, miele di montagna, una bottiglia di Montepulciano o un pezzo di merletto a tombolo di Pescocostanzo sono regali che raccontano il territorio.
Dipende molto dalla stagione e dal tipo di sistemazione, ma in generale i paesi dell'interno sono più economici delle località sciistiche di punta. Prenotare con anticipo aiuta a trovare più scelta.
Colonne, neve e arrosticini: un Natale abruzzese diverso dal solito. Controlla la data nella scheda, parti con le catene in auto e goditi il Velino. Buon Avvento!